• 5 motivi per visitare la mia cantina (anche quando fa freddo)

    Eccomi qui al termine di una lunga giornata, ricca come sempre di tanto lavoro nella gestione della mia azienda agricola e non solo.

    Mi capita spesso di raccontare ad amici le mie giornate e la loro risposta è sempre la stessa: “Sara, ma come fai a fare tutto? Sì, bella domanda! Ogni tanto me lo chiedo anch’io come faccio. Ne ho parlato qualche tempo fa nel mio blog la mia azienda, 4 figli ed un marito rappresentano in realtà la mia energia per affrontare con gioia e serenità tutte le mie sfide quotidiane

    Proprio con l’arrivo della stagione fredda, quando la lunga estate, che culmina con la vendemmia di settembre, è ormai alle spalle mi piace ripensare a tutto il lavoro degli ultimi intesi mesi e alle tante persone che hanno visitato la mia cantina durante la bella stagione.

    Ogni degustazione è un momento unico

    Ogni persona, ogni degustazione è un momento particolare. Accolgo winelovers (…e non solo) da ogni parte d’Italia e del mondo in un momento di incontro che va ben oltre la semplice degustazione di vino. Sono degli attimi di scambio in cui il mio desiderio è costruire una comunità. Un gruppo di persone che aumenta anno dopo anno, che viene una prima volta e poi una seconda fino a quando, quasi senza accorgersene si instaura un rapporto di amicizia e la degustazione diventa un appuntamento fisso anno dopo anno per rivedersi e raccontarci tante cose con un buon bicchiere di vino.

    Ho pensato allora di condividere qui con te 5 motivi per cui visitare la mia cantina, (anche quando si è nel pieno dell’autunno o dell’inverno) che per me sono davvero molto importanti:

    1. Bere vino, un ottimo vino. Sembra scontato ma non lo è. Una visita in cantina deve avere come momento centrale la degustazione del vino! Se questo non è buono si rischia di perdere molto della magia del momento. Il vino che produco è frutto del lavoro e della passione di tutti coloro che lavorano nella mia azienda. Grazie a questo impegno abbiamo ricevuto molti riconoscimenti internazionali che ci danno lo stimolo per migliorare ed offrire sempre un prodotto migliore.
    2. Conoscere la storia della mia azienda. A partire da mio nonno Ernesto Saffirio fino a me, da oltre due secoli coltiviamo la vigna e raccontiamo questo territorio attraverso i nostri vini. Amo definire questo racconto una meravigliosa avventura in terra di Langa, fatta di passione ed amore. Una storia che mi emoziona ogni volta che la racconto a coloro che desiderano ascoltare.
    3. Godere di un territorio unico. La mia azienda è a Monforte d’Alba, siamo nelle Langhe, un patrimonio UNESCO. Sono orgogliosamente parte di questo territorio e se mi verrai a trovare scoprirai non solo vini unici ma, anche, paesaggi collinari da cartolina. Durante la scorsa estate ho proposto alcuni itinerari nella zona che possono essere fatti anche in autunno o in inverno. Ogni stagione nelle Langhe ha delle sue peculiarità che meritano di essere viste. Scopri i miei itinerari:
    4. Scoprire la mia cantina ecosostenibile. Un progetto molto importante che ho realizzato è la modernizzazione della mia cantina, una struttura progettata per integrarsi nel paesaggio rurale e ridurre l’impatto ambientale. Tutto l’edficio è stato studiato per ottimizzare il lavoro e le risorse. Una cantina in armonia con il suo territorio che si sposa con la mia idea di viticoltura sostenibile.
    5. Partecipare ai miei progetti. Ho sempre inteso la mia attività di produttrice di vino come un qualcosa che andasse ben oltre la vigna. Significa per me avere cura del mio territorio. Faccio questo investendo sempre in nuovi progetti. Una delle iniziative di cui sono particolarmente fiera è Adotta un filare, ne ho parlato ad ottobre nel mio blog. Aderendo a questo progetto entrerai a fare parte della mia comunità di adottanti, che si prendono cura di un prezioso filare e contribuirai a partecipare alla salvaguardia di un ambiente unico, tutelando le tradizioni e le pratiche necessarie alla nascita di un vero Barolo DOCG.

    Se desideri prenotare una degustazione nella mia cantina, clicca qui e potrai vivere in prima persona i 5 punti che ti ho appena raccontato! Se ripenso a quello che ho appena scritto ora posso spiegare come faccio a fare tutto. La passione per tutto quello che faccio mi permette di affrontare con il sorriso i mille impegni della mia giornata di mamma, imprenditrice e moglie e una parte del merito è tuo! Con le tue visite in cantina, nei momenti di ritrovo con i miei adottanti capisco che tutto quello che sto facendo ha un senso.

    Ti aspetto!

  • Un itinerario per l’estate: 3 castelli nelle Langhe

    Bentornato all’ormai consueto appuntamento estivo dedicato ai percorsi del nostro territorio. A giugno e luglio mi ero soffermata su due itinerari alla scoperta di Alta e Bassa Langa, oggi vediamo un nuovo itinerario tematico dedicato a 3 importanti castelli presenti in Langa. Nel sinuoso intrecciarsi di dolci colline e vigne, dominano l’orizzonte queste imponenti fortezze medievali che sono un patrimonio del nostro paesaggio culturale.

    Castello di Monticello D’Alba

    Il nostro itinerario parte da qui, a pochi chilometri da Alba, troviamo il castello di Monticello, uno dei meglio conservati di tutta la zona. La sua origine è molto antica e risale all’anno Mille. Il castello è di proprietà della famiglia Roero di Monticello dal 1372.
    Il Castello oggi si presenta strutturato su tre piani, ciascuno con una sala da visitare. Abbiamo una sala delle armi, dove è possibile vedere un’esposizione di armi appartenenti a diverse epoche storiche, successivamente troviamo la sala dedicata ai quadri con i ritratti della famiglia Roero, infine abbiamo un ampia sala da biliardo. Si può visitare anche il giardino che conserva la sua originale struttura trecentesca.
    La peculiarità architettonica del castello è la presenza di tre torri che presentano una pianta differente: una torre ha forma quadrata, una rotonda ed una ottagonale.
    Per visitare il castello qui troverai tutte le informazioni.

    Castello di Grinzane Cavour

    Poco distante da Monticello troviamo Grinzane con il suo famoso castello. La sua posizione tra vigne e colline lo rende ancora più imponente, un baluardo a protezione del territorio. Ospitò Camillo Benso Conte di Cavour che lo trasformò in centro di produzione vitivinicola d’eccellenza.

    Il castello, oltre all’innegabile bellezza architettonica che si inserisce perfettamente nel contesto paesaggistico, merita una visita perchè è sede di numerose attrazioni. All’interno è possibile trovare:

    • L’enoteca Regionale Piemontese Cavour: oltre a vini e distillati della zona, vi è una ricca selezione di prodotti locali che vanno dalle confetture fino all’aceto di moscato.
    • Museo delle Langhe: un museo dedicato al territorio. Le visite sono condotte dallo stesso Conte di Cavour che ti guiderà alla scoperta del maniero. Se sei nelle vicinanze ad agosto qui trovi le date del mese in cui è prevista la visita guidata.
    • Ristorante: se desideri concederti anche un’esperienza gastronomica, il castello ha al proprio interno un esclusivo ristorante curato dallo Chef Marc Lanteri in cui vengono abbinati sapori di stagione a vini pregiati che solo le langhe possono offrire.

    Inoltre dal 1999 il castello è sede, nella stagione autunnale, della ormai tradizionale asta mondiale del tartufo bianco. Un evento che vede la partecipazione di appassionati da tutto il mondo per aggiudicarsi i migliori tartufi della stagione.

    Non dimenticare questo castello perché, oltre ad essere un patrimonio UNESCO, è veramente un gioiello, per informazioni su contatti ed orari di visita qui trovi tutte le informazioni per organizzare al meglio la tua visita.

    Castello di Barolo

    A 10 minuti da Grinzane ecco un’altra suggestiva fortezza: il castello di Barolo. Il maniero sorge nel bellissimo paese di Barolo che dà il nome al famoso vino piemontese famoso in tutto il mondo. Il castello ha una storia molto antica che risale al X secolo. Attualmente è sede del WIMU, ovvero il museo del vino. Un’originale immersione nella cultura di questo prodotto che ti coinvolgerà dalla terrazza panoramica fino alle cantine storiche del castello. Il vino viene scoperto in un percorso tematico che spazia tra arte, cultura e tradizioni locali. La visita si snoda tra 25 sale espositive divise in 5 piani.

    Se visiti il castello, non perdere l’occasione di fare un giro suggestivo tra le vie di Barolo, oltre alla bellezza del paese circondato da colline e vigneti, potrai trovare il Museo del Cavatappi. Un percorso che racconta la storia di un oggetto tanto piccolo quanto fondamentale per degustare una buona bottiglia di vino. Nella visita si possono osservare fino a 500 cavatappi provenienti da tutto il mondo che vanno dal 1600 ad oggi.

    Visita la nostra cantina

    Al termine di questo giro tra 3 meravigliosi castelli a soli 10 minuti da Barolo potrai venirci a trovare. L’azienda Agricola Josetta Saffirio sorge poco distante da Monforte d’Alba. Saremo aperti fino al 19 agosto e ti aspettiamo per una gustosa merenda langarola: i nostri migliori vini accompagnati da affettati e formaggi del territorio. Un momento di relax in cui ci potrai raccontare il tuo viaggio e visitare la nostra cantina. Mi piace creare un rapporto autentico con coloro che decidono di visitare la mia azienda,  ascoltando e raccontando i molti progetti che ci vedono protagonisti. Amo il mio territorio e adoro raccontarlo e condividerlo con chi desidera scoprirlo.

    Se desideri scoprire visitare la nostra azienda puoi contattarci direttamente ad info@josettasaffirio.com oppure cliccando sul pulsante qui sotto

  • Un itinerario per l’estate: da Montelupo Albese a Monforte d’Alba

    Dopo l’itinerario che ti ho proposto a giugno, ecco un altro percorso per visitare il nostro territorio e scoprire nuove località. A Luglio ho pensato ad un giro tra Alta e Bassa Langa, dove storia, arte e cultura si fondono con distese di vigneti e panorami da cartolina. Sì, le Langhe sono tutto questo!

    Da Montelupo Albese a Rodello

    Puoi partire da Montelupo Albese, un piccolo borgo situato sovrastato dalle montagne e posto su un colle. Il suo nome sembra derivare proprio dai lupi che, secondo un’antica leggenda, abitavano quest’altura. Il paese si caratterizza per la bellezza del suo paesaggio. Situato a circa 600 mt. sul livello del mare permette di godere di panorami incantevoli: dall’arco alpino occidentale in cui spicca il Monviso fino alle verdi colline che lo circondano. Salendo oltre si può visitare un altro borgo pittoresco chiamato Rodello. Sorge sulla cresta di una collina, si caratterizza per l’aria salubre e anche qui troviamo un panorama generoso e rinfrancante. La chiesa dell’Immacolata Concezione è oggi sede del Museo di Arte Sacra Contemporanea “Dedalo Montali”. Un museo d’arte moderna e religiosa che è un pezzo unico nel panorama locale e nazionale. Se oltre ad amare i panorami mozzafiato sei appassionato d’arte ti consiglio di non perdere l’occasione di visitare Rodello.

    Sinio e Roddino

    Scendendo verso la Valle Talloria incontriamo Sinio. Piccolo borgo arroccato sulle verdi colline. Anticamente chiamato Sineum oggi è un centro rurale e turistico. Si estende sulle colline della Bassa Langa ed è circondato da vigneti e noccioleti. Ti segnalo che la pro loco nella stagione estiva organizza passeggiate notturne ed il 14 agosto c’è la “Notte delle Masche” festa da non perdere se siete nei paraggi! Il paese si trasforma in un borgo magico.
    Proseguendo il nostro percorso si arriva a Roddino, tra Alta e Bassa langa, dove anticamente passava l’antica via del sale. Colpisce subito l’occhio l’ampia distesa di vigneti di Dolcetto e Nebbiolo che circondano il paese e lo rendono un luogo di assoluto fascino da cui vale la pena passare.

    Monforte d’Alba

    Il percorso si conclude a Monforte d’Alba, territorio in cui ha sede anche la nostra azienda. Ci troviamo in piena Langa del Barolo. Come abbiamo visto nell’itinerario di giugno Monforte è una piccola perla di storia nel cuore di questo territorio. La piazza del paese, grazie alla sua conformazione particolare, durante il periodo estivo si trasforma in un auditorium che è sede di eventi culturali. In particolare ti segnalo che nei mesi di luglio ed agosto vi sono numerosi concerti di musica. Se ti capita di essere in zona durante uno di questi ti suggerisco di non perdere l’occasione! Una cornice unica al mondo che nei mesi estivi diventa ancora più magica, creando un’atmosfera unica legata al paesaggio.

    Visita la nostra cantina

    A pochi chilometri da Monforte puoi trovare la nostra cantina, dove potrai goderti una dolce sosta. Sarà bellissimo accoglierti tra le botti in cui lentamente si affinano i nostri vini e parlare con te delle bellezze che hai visitato durante il tuo percorso, dandoti anche nuovi spunti per il tuo viaggio.
    La visita alla nostra cantina sarà un’esperienza sensoriale completa, assaggiando i nostri vini accompagnati da gustosi taglieri di salumi e formaggi locali. Sarà un’occasione per unire la bellezza del paesaggio al piacere della degustazione, un’unione ideale di tutto quello che questo splendido territorio può offrire ai nostri visitatori. Potrai così conservare un ricordo vivo della tua esperienza.

    Per maggiori informazioni puoi scriverci ad info@josettasaffirio.com oppure direttamente cliccare sul pulsante qui sotto.

     

     

  • La mia idea per gli studenti dello IED: ReWineD

    La mia idea per gli studenti dello IED: ReWineD

    ReWineD: nuova vita agli oggetti della cantina

    La produzione del vino ha sempre comportato l’utilizzo di diversi materiali da imballo. Dalle bottiglie di vetro, che sono uno degli elementi più importanti, passando dalle botti fino a tappi e scatole di legno più o meno grandi. Molte volte mi sono chiesta come riutilizzare questi materiali. Ho sempre pensato che fosse possibile dare loro nuova vita per rendere ancora più virtuoso e sostenibile tutto il procedimento. La mia idea era di farmi promotrice di un progetto che potesse in qualche modo portare l’attenzione sul tema del riciclo legato ad un altro concetto molto importante: la sostenibilità ambientale. Ho sempre inteso il mio lavoro di produttrice di vino in un senso più ampio che andava oltre la mia azienda e si concretizzava anche nella cura e nel rispetto del territorio. Come amo spesso affermare:

    “Essere contadino significa vivere la grande responsabilità della terra che abbiamo ereditato e che lasceremo ai nostri figli.”

    Perché lo IED?

    Ho rivolto la mia idea ai futuri designer dello IED di Torino. Chi meglio di loro poteva darmi una risposta? Ecco che così è nato ReWineD! Recycled Wine Design ovvero dare nuova vita agli oggetti di scarto della cantina. Convertire ciò che non è più utile ai nostri scopi produttivi in nuovi oggetti funzionali per altri campi o applicazioni. Grazie alla collaborazione con lo IED di Torino ho istituito una borsa di studio che premierà il progetto migliore. Verranno coinvolti nove studenti del secondo anno del corso di Product Design dell’ Istituto Europeo di Design che saranno coordinati dal Docente Giorgio Ceste. Il vincitore verrà scelto da una giuria composta da designer, architetti e giornalisti di settore.

    Un progetto che ho voluto fortemente

    Si tratta di un proposito che ho nel cuore da tempo e del quale sono particolarmente orgogliosa. La mia azienda ha scelto la strada del biologico dal 2004 e sono pertanto molto interessata a tutte le possibili attività che vanno verso una maggiore sostenibilità sia dal punto di vista delle lavorazioni in cantina, sia per il riciclo dei materiali utilizzati. Un altro aspetto mi rende particolarmente soddisfatta: questa iniziativa ha fatto nascere nuove alleanze sul territorio. È entrato in partnership con ReWineD anche Italia Bellissima un network di architetti e artigiani italiani che lavorano nel settore edilizia-decoro creato dall’architetto astigiano Andrea Capellino. Questo è un segno di come tali tematiche siano sempre più sentite e possano diventare un collettore per lo sviluppo di reti virtuose.

    Chi vincerà?

    Propongo quindi una sfida ai giovani designer e sono veramente curiosa di scoprire quale sarà il progetto più bello e funzionale realizzato con i materiali della nostra cantina. Riuscire a sviluppare questo progetto significa molto per me perchè, al di là di chi sarà proclamato vincitore, credo di essere riuscita a mettere in moto un processo che ha coinvolto importanti interlocutori e potrà generare significative ricadute. Volete sapere chi vincerà? Seguite il mio blog e lo scoprirete! La premiazione avverrà venerdì 4 maggio presso la nostra Cantina!

  • A cena, in Cantina con il Produttore

    A cena, in Cantina con il Produttore

    Venerdì 23 febbraio ore 18.00
    Azienda Agricola Josetta Saffirio
    Località Castelletto, 39 – 12065 Monforte d’Alba (CN)

    Una cena ed un’esperienza unica

    Venerdì 23 febbraio si terrà presso la cantina Josetta Saffirio una cena speciale condotta dallo chef Matteo Morra, a cui va il mio sentito ringraziamento per il prelibato menù, che ha l’obiettivo di esaltare i nostri Barolo del 2014, Riserva 2012 e Barolo DOCG del 2014. Il mio desiderio è stato fin dall’inizio quello di regalare ai nostri ospiti un momento unico. Un incontro tra la nostra cantina ed i sapori dello Chef che non appaghi solo il palato ma che sia un’esperienza di degustazione completa. Unire la scoperta della cantina e dei nostri vini con un menù altamente ricercato che sappia esaltarne l’abbinamento, è quello che vorremmo offrire a coloro che parteciperanno.

    Il programma della serata

    L’avvicinamento alla cena inizierà con una visita alle cantine condotta da me, in cui potrete vedere dove e come nascono i vini Josetta Saffirio. Sarà un grande piacere accogliervi nel cuore dell’azienda e raccontarvi la nostra storia, passeggiando fra le botti in cui silenziosamente matura il nostro vino.
    Successivamente, al termine della visita, ci sarà un aperitivo direttamente in bottaia, nella magica quiete ed atmosfera in cui si affinano i vini suggellando un ideale incontro tra la cantina e la tavola. Al termine dell’aperitivo avrà inizio la cena con una selezione di portate appositamente ideate e create dallo Chef.

    Il menù della serata

    Aperitivo in bottaia:

    • Rana pescatrice, cavolo nero e spuma di patate
    • Vitello tonnato
    • Capunet di salsiccia e ricotta
    • Insalata russa
    • Toma, sedano e nocciole

    In abbinamento Nebbiolo d’Alba Spumante Brut Rosé 2015

    A Tavola:

    • Risotto al blue di bufala, castagne e riduzione al Marsala
    • Maialino in crosta di langa e crema di topinambur
    • Selezione di Formaggi
    • Tarte Tatin alle mele annurca e salsa alla vaniglia

    Vini:

    Info e prenotazioni

    Se siete incuriositi o iniziate ad avere un certo languorino che vi solletica il palato sappiate che la cena ha un numero limitato di posti. Per partecipare è sufficiente andare sul nostro sito o cliccare direttamente qui.

    Per informazioni aggiuntive sull’evento potete contattarci telefonicamente o via mail:

    • + 39 0173 787278
    • info@josettasaffirio.com
  • Tajarin al sapore di mare: l’estate è arrivata nella cantina Josetta Saffirio

    Tagliolini al vino bianco con cozze, totani e salmone affumicato

    Un primo piatto estivo dal gusto stuzzicante

    Durante la stagione estiva, non c’è niente di meglio che riunirsi con amici e parenti e trascorrere delle ore piacevoli mangiando assieme, condividendo pranzi e cene in terrazza.
    Oggi vorrei raccontarti una ricetta a cui sono molto legata perché unisce a meraviglia il profumo di uno dei fiori all’occhiello della nostra cantina Josetta Saffirio, il Langhe DOC Rossese Bianco, assieme alla freschezza del pesce, un connubio perfetto per questi mesi caldi: ti spiego come fare i tagliolini al sapore di mare con cozze, salmone e totani sfumati al vino bianco.
    Il vino che uso in cottura è caratterizzato da un bouquet agrumato molto fresco e gradevole, con sentori di cedro, pompelmo rosa e arancia caramellata, su un tappeto vegetale di erba appena tagliata. È perfetto per questo primo piatto, esalta le note di limone e il carattere brioso del prezzemolo e delle spezie, ingredienti estivi e rinfrescanti.
    Il Langhe Doc Rossese Bianco viene realizzato grazie alle meravigliose uve dei nostri vigneti che si trovano nella grandiosa terra di Langa, a Monforte d’Alba, in Piemonte, terreni su cui affondano le nostre radici ormai da duecento anni e cinque generazioni.
    Io e i mie familiari e collaboratori amiamo i nostri vigneti e vogliamo tramandare i valori della genuinità, dei legami con il territorio e dell’attaccamento alle radici. Ci impegnarsi nella sostenibilità della produzione e nello spirito eco-solidale attento all’ambiente e alla genuinità del suo prodotto.
    Per questo la vendemmia delle uve avviene manualmente in piccole cassette e adoperiamo processi naturali come una volta, con lieviti indigeni autoctoni e strutture nel pieno rispetto della tradizione.
    Questo piatto che ti propongo mi piace particolarmente perché custodisce il legame con la mia regione Piemonte: i tagliolini sono un formato di pasta fresca tipico di queste zone, la mia lingua regionale li chiama “tajarin” e la cucina locale li accompagna spesso al tartufo.
    In questa ricetta che io, Sara, ti racconterò, sono in una versione estiva molto fresca ed appetitosa. Ecco una lista puntuale di tutto quello che ti occorre:

    Ingredienti ( per 4 persone )

    – 400 gr di tagliolini di pasta fresca all’uovo;
    – 3 bicchieri di vino bianco, io ti suggerisco il Langhe Doc Rossese;
    – 250 gr di totani;
    – 250 gr di salmone affumicato;
    – 300 gr di cozze;
    – 1 porro;
    – qualche spicchio di aglio;
    – 1 peperoncino;
    – 1 fettina di zenzero fresco;
    – 3 cucchiai di olio extra vergine d’oliva;
    – 1 cucchiaio di farina;
    – il succo di 1 limone biologico
    – la sua scorza;
    – qualche pomodorino ciliegino o datterino;
    – abbondante acqua di cottura per amalgamare;
    – una generosa dose di prezzemolo fresco;
    – sale e pepe q.b.

    Preparazione dei tagliolini

    Prima di tutto inizia pulendo accuratamente il pesce, cominciando dalle cozze; tienile in ammollo in acqua gelata per una decina di minuti e passale sotto il getto corrente, raschiando la parte esterna con l’apposita spazzola, per eliminare la sabbia e ogni eventuale impurità.
    Trita finemente il porro e soffriggilo in una padella con l’olio evo, poi aggiungi le cozze pulite e chiudi con il coperchio, cuocendo a fiamma medio – alta. Dopo qualche minuto i gusci si aprono, aggiungi i bicchieri di vino, il prezzemolo e il succo di limone, un pizzico di sale e pepe e la farina. Mentre le cozze cuociono, lava i totani e asciugali nella carta assorbente, poi tagliali ad anelli. Aggiungili alla padella e unisci anche il salmone affumicato.
    Lascia asciugare il sugo e dà la nota piccante con l’aglio, il peperoncino e lo zenzero fresco che donerà un guizzo molto fresco e speziato, in accordo perfetto con il gusto agrumato del limone.
    Lessa in una pentola i tagliolini in abbondante acqua salata e scolali al dente, tenendo indietro la cottura di qualche minuto: ricordati di conservare un bicchiere di acqua di cottura. Versa la pasta nella padella con il pesce e inizia a mantecare il tutto aggiungendo di tanto in tanto qualche cucchiaio dell’acqua salata dove hai cotto i “tajarin“. Si formerà un sughetto molto gustoso ed invitante, una crema che abbraccerà la pasta fresca e la renderà irresistibile.
    Aggiungi infine i pomodorini tagliati in due che daranno una nota acidula e ancora più fresca ai “tajarin” in versione estiva.
    È ora di servire i tuoi tagliolini ancora fumanti, aggiusta di pepe, aggiungi una manciata di prezzemolo fresco, la scorza di limone, un filo di olio extra vergine d’oliva e il piatto è pronto!
    Per una variante ancora più golosa puoi aggiungere una noce di burro o della panna da cucina, magari vegetale e più digeribile: il risultato sarà ancora più cremoso ed appetitoso. Buon appetito!

     

  • Gli gnomi e le loro storie tra racconti e mitologia

    Storie di piccoli ometti saggi e ingegnosi: gli gnomi

    Nell’immaginario di tutti, gli gnomi sono degli omini piccoli e buoni, con la barba lunga e spesso un cappello a punta rosso, vestiti con una casacca, portano una grande cintura e degli stivali da montagna. Lunghe trecce annodate con dei fiocchi colorati sono tipiche della versione femminile degli gnomi. La figura mitologica dei nani deriva dalla fantasia di Paracelso, un alchimista di epoca medievale. Fu lui che, per la prima volta, alla fine del 1400 parlò di “gnomi” facendo derivare il nome dall’etimo greco “gnosis”, che vuol dire conoscenza. Per Paracelso gli gnomi erano creature ctonie, cioè creature mitologiche che vivevano nel sottosuolo ed erano in qualche modo collegati con la vita terrestre o sotterranea. La rappresentazione fisica degli gnomi, spesso definiti anche folletti, come degli esseri umani piccoli, barbuti, talvolta buffi o, al contrario, burberi, deriva dall’evoluzione che si ritrova nella letteratura del Nord Europa, e nella letteratura fantasy. Elfi, gnomi, fate, folletti, troll: sono figure simili, spesso erroneamente confuse tra loro, che richiamano un forte legame con la natura, la terra e i boschi. Mediamente operosi, ingegnosi e particolarmente intelligenti e capaci. Curano gli animali della foresta, conoscono alla perfezione l’utilizzo e le funzioni delle erbe che regala la natura, sapendo ricavare da esse unguenti e medicinali portentosi. A seconda dell’origine geografica dell’autore che ne parla, sono descritti con accezioni caratteriali positive e talvolta anche negative. Ma avete mai provato a chiedere ad un bambino? Sicuramente vi risponderà parlando di personaggi buoni e di compagnia.

    Racconti di gnomi nella letteratura europea

    Ogni paese e ogni zona dell’Europa racconta gli gnomi con caratteristiche diverse. Ad esempio, secondo la tradizione Irlandese, i “Leprechaun”, che è il modo in cui chiamano queste simpatiche creature, camminano per i boschi, portando con sè sempre una bisaccia. E si tratta di una bisaccia magica: essa infatti contiene uno scellino (oggi si dovrebbe dire un euro). Ogni volta che viene spesa la moneta, magicamente se ne ritrova un’altra sempre nella stessa borsa a tracolla. Nella cultura germanica sono principalmente i fratelli Grimm che hanno raccontato degli gnomi, rendendoli protagonisti di alcune loro storie. I Fratelli Grimm immaginano gli gnomi come creature per lo più notturne. Dall’Olanda viene, poi, uno dei libri moderni più famosi sugli gnomi: Wil Huygen e Rien Poortvliet ne hanno approfondito la figura quasi scientificamente con delle meravigliose illustrazioni. Per Tolkien, nelle sue prime opere, quelle giovanili, gli gnomi sono una sottocategoria degli elfi. In epoche più recenti ci sono storie di gnomi, intesi come figure che hanno addirittura una provenienza extraterrestre. Ma questi sono solo alcuni degli autori e dei libri in cui vengono raccontati o citati gli gnomi.

    Le etichette di Josetta Saffirio

    Gli gnomi sono piccoli omini che da sempre sono presenti nelle fiabe per bambini. Gli stessi, famosissimi, sette nani di Biancaneve tutto sommato potrebbero essere considerati come dei piccoli gnomi. Nel mondo della viticoltura gli gnomi sono oramai l’immagine da tutti riconosciuta dei vini di Josetta Saffirio. È stata proprio lei, mia mamma, ad illustrare le etichette dei vini della sua cantina. Memore del ricordo dei racconti che il suo papà, mio nonno Ernesto, le regalava ogni sera sul piccolo gnomo che di notte entrava nella loro cascina sul carretto trainato dai topi. Anche Josetta ha mantenuto negli anni lo stesso spirito un po’ bambino del suo papà, disegnando figure di piccoli gnomi, a sua volta, per noi, i suoi figli.

    I nostri valori raccontati dagli gnomi

    E a pensarci bene, nessuna immagine mitologica forse può illustrare meglio di uno gnomo la filosofia, i valori e le idee che vengono portate avanti dalla nostra famiglia di viticoltori. Lo gnomo riconduce ad un grande legame con la terra, i boschi e più in generale con la natura e la sua magia. Riporta alla mente luoghi incontaminati, in cui vengono rispettati anche gli animali e il loro habitat; in cui le piante diventano una vera ricchezza non da sfruttare in modo violento, ma nel rispetto della ecosostenibilità e della conservazione. Cosa c’è di meglio che sorseggiare un buon bicchiere di Barolo mentre un piccolo gnomo suona un piffero su un tronco di albero? O un calice da una bottiglia di Barbera d’Alba, dalla quale uno gnomo ti guarda allegro mentre ondeggia sulla sua altalena?

     

  • Il profumo del mosto selvatico piemontese

    Il vino: nella sua produzione l’ispirazione culturale e poetica di un mondo rurale ed antico.
    Nel titolo s’insinua sottile la parafrasi di un famoso film di alcuni anni or sono: ‘Il Profumo Del Mosto Selvatico’, diretto dal regista Alfonso Arau, nel quale le storie dei protagonisti principali, Keanu Reeves, Aitana Sánchez-Gijón, Anthony Quinn e l’inossidabile attore ‘made in Italy’ Giancarlo Giannini, intrecciavano storie, amori e passioni all’interno di una fazenda messicana protagonista proprio negli ambiti della vinificazione e viticultura. Tra suoni di mariachi, gelosie, incendi sia nei campi sia nei cuori, l’uva, quest’antico frutto della terra eletto sin dall’antichità pianta generatrice di bevande ed ebbrezze anche tra gli Dei, si pone al centro di una vicenda nella quale proprio il succo mostato dell’uva è ispirazione nel narrare soprattutto una cultura.

    Vinificare è cultura, ovunque nel mondo: dalla regina del settore, l’Europa, alle Americhe statunitensi, messicane, cilene, argentine, all’Asia delle nuove realtà cambogiane, vietnamite, indiane, sino alla lontana Australia nella quale pionieri europei hanno importato i migliori ceppi di viti, producendo ottimi cabernet, barbera, refoschi. Rimanendo all’interno dei set cinematografici, pochi anni or sono anche Ridley Scott ha voluto onorare l’ambiente vitivinicolo con una pellicola di grande fascino, ‘Un’Ottima Annata’, tra dolci colline provenzali e segreti antichi di una Francia rivale e amica nel porgere al mondo la propria cultura d’ambito. Russel Crowe e Marion Cotillard, in quella stupenda pellicola, hanno saputo bruciare, ardere sino in fondo la propria passione proprio tra i filari dei rossi e dei bianchi provenzali.
    Ma se la Francia è tra le regine di botti e bottiglie di qualità, l’Italia non è da meno, anzi, da anni ha superato la rivale transalpina incentivando e promuovendo le proprie eccellenze vinicole con prodotti di grande pregio e valore. Dal vino ideale per i pasti e a buon mercato sino ai gioielli in bottiglia, derivati da invecchiamenti prolungati di annate ritenute eccezionali, l’Italia vinicola ha imposto i suoi brand con grande caparbietà ed investimenti.
    Per quanto meno famosa delle pellicole precedenti, anche il cinema italiano, grazie alla pellicola ‘Barolo Boys’, ha mostrato il volto reale, culturale, significativo dell’universo in bottiglia. Diretto da Paolo Casalis e Tiziano Gaia, scorrendo le immagini sulla voce narrante del top-chef internazionale Joe Bastianich, gli attori Oscar Farinetti e Carlo Petrini hanno interpretato il mondo ‘langarolo’ della produzione del Barolo. Con la loro caparbietà, i giovani viticoltori hanno rivoluzionato il concetto di produzione e distribuzione, mutandone assetti e innovando la merceologia in quegli anni ’80 e ’90 nei quali le Langhe, tra dolci colline così simili alle cugine francesi del Bordeaux o della Provenza, sono oggi un’area eletta e protagonista assoluta nel rivelare al mondo intero il volto eccellente e raffinato di un’Italia tra slow-food e qualità sopraffina.

    Il Piemonte, terra di vini e di perfezioni. Immaginate l’Italia moderna con gli assetti rinascimentali dei ducati e delle contee: in questa allegoria le zone di produzione vinicola assumono le immagini retoriche di araldiche aree nobili. Il Granducato del Chianti, in quell’area che da Firenze a Siena scorre sui colli di un’Italia centrale a ridosso dell’Appennino, con terreni fertili e ricchi di oligoelementi indispensabili per donare ai vini, soprattutto rossi, quegli aromi che ne contraddistinguono le peculiarità.
    Lo stesso vale per il Piemonte, il Regno rivale di quell’ideale Granducato toscano dei vini. Anche nei terreni di Monferrato o Langhe e Roero, le due zone principali della vinicoltura piemontese, le colline, tornite e gentili, i terreni fertili e preziosi nei micro-elementi, sono zone ideali per garantire una qualità sopraffina e prodotti diffusi in ogni angolo del mondo, a volte con prezzi giustamente elevati per le particolarità organolettiche e olfattive all’interno delle bottiglie. Le maturazioni in antiche botti pregiate, le tecniche di coltivazione e vendemmia sono ancora legate alle tradizioni manuali.

    Nel Piemonte di oggi ben sette vini vantano il pregiato titolo di DOCG, un folto gruppetto composto da ulteriori quarantatré vini può fregiarsi del logo di vini DOC. Tutto ciò rimane all’interno di una ricetta vincente da anni, infatti il Piemonte ha saputo mantenere le proprie tradizioni vitivinicole e portare nel terzo millennio la propria cultura del settore senza impedirsi a priori le possibilità di un’industria moderna: un perfetto binomio tra ricerca e conservazione, innovazione e regole antiche da tramandare.
    In questa nicchia d’eccellenza, proprio nell’antichità agricola della zona, si ricercano e trovano le risposte: un vitigno su tutti ha decretato il successo del Piemonte in bottiglia, autoctono e figlio della sua terra, il Nebbiolo. Da questo generoso e importante padre, una schiera di figli regali e nobili hanno sancito Monferrato e Langhe e Roero come terre monarche di vini. I nomi dei figli, i principi in bottiglia, sono ben noti a tutti: il Barolo, il Gattinara, il Barbaresco ed il Ghemme, forse meno noto nella cultura vinicola nazional-popolare, eppure grande eccellenza storica novarese. Le prime notizie di questo rosso scuro risalgono infatti al primo secolo dopo Cristo, vino esaltato dal grande Plinio il Vecchio nella sua ‘Naturalis historia’. Il Barolo sul trono dei vini Ovviamente, per tutta una serie di concause più o meno note, il Barolo, all’interno della corte regale dei figli di sua Maestà Nebbiolo, è il Principe assoluto del territorio di Langhe e Roero, esportato in tutto il mondo, al centro di vere e proprie aste anche tra battitori d’asta di caratura internazionale, simbolo di lusso e qualità al pari del caviale danubiano, dei migliori champagne, dell’anguilla comacchiese.
    Anni fa un top-brend specializzato in strenne di altissimo valore economico, uniti all’interno di una valigetta lussuosa questi prodotti esportandoli e rendendoli sinonimo quasi snob del lusso, ma anche di eccellenza al top.

    Allora alzate l’apposito calice e degustate un Barolo con almeno tre anni (il minimo d’invecchiamento per questo vino) di vita tra botti e bottiglia e lasciatevi conquistare così come ne fu completamente ammaliato Re Carlo Alberto di Savoia o Vittorio Emanuele II, nella cui tenuta di Fontanafredda, s’intrecciarono i profumi di un mosto selvatico tutto italiano, tra passioni sotto le lenzuola e a tavola, ovviamente libando nei lieti calici di un Barolo rosso-granata!

  • Lavoro in campagna, 4 figli e un marito: come sopravvivo

    Non mi sembra vero!
    Sono arrivata a fine giornata e riesco ancora ad avere del tempo per poter raccontare tutto quello che mi è successo. Che sarà stato mai, penserete.
    Già. È esattamente quello che ho pensato stamattina appena sveglia: un’altra giornata da mamma, moglie, viticoltrice, lavoratrice, cuoca… che sarà mai!
    Mi sono alzata e sono andata verso la cucina. Era presto, prestissimo. Passata da poco l’alba. Ho preparato il caffè e ho guardato fuori dalla finestra. Che pace, ho pensato, che tranquillità. Ho visto i filari, mi sono ricordata la dedizione di mia mamma Josetta, l’entusiasmo nel vedere crescere ogni singolo chicco d’uva. Il cinguettìo degli uccelli, i primi raggi del sole, quel fiore colorato che ieri non c’era e oggi è lì appena sbocciato. Che bello questo silenzio. Me la sono goduta, lo ammetto: stamattina mi sono goduta la totale assenza di rumori che mi distogliessero l’attenzione dalla bellezza della natura che ci circonda. La quiete prima della tempesta.

    Poi ad un certo punto in lontananza ecco il primo tuono: sento il rumore di un porta che si apre, la cameretta dei bambini. Ci siamo. 3-2-1… mammaaaaaa!

    È così che anche oggi ha iniziato a girare la grande giostra della mia giornata. Che sarà mai, giusto?! Oggi abbiamo pensato di far un super pic nic. Passare il tempo con mio marito e i miei figli, vedere la nostra famiglia che cresce allegramente nella natura, pensare che sto costruendo qualcosa per loro proprio come mio nonno prima e mia mamma dopo ha fatto con me. No, non vorrei niente di diverso.

    E quando impari a capire questo e impari a goderti gli affetti, i valori della vita, come il rispetto e la fiducia in famiglia come sul lavoro, ti accorgi che tutto ha un sapore e un profumo diverso. O forse per la prima volta ti accorgi di quante cose, che prima non vedevi nemmeno, ti danno una carica e un’energia mai vista. Ma solo se prese nel modo giusto. Ad esempio, stamattina preparavo la colazione ai piccoli. Uno di loro si è rovesciato la tazza di latte e cioccolato addosso. I casi come questi li puoi affrontare in tanti modi diversi. Ti arrabbi perchè tuo figlio non ha fatto attenzione. Ti innervosisci perchè pensi a dover ripulire il disastro.

    Oppure, ed è il modo che ho scelto io, ti fermi sorridi al tuo piccolo che ti guarda mortificato, e sai che basta quel tuo sorriso conciliante per farlo scoppiare in una fragorosa risata e tu con lui, e gli altri 3 con voi. E il suono della risata attira l’attenzione di tuo marito che arriva e ti da’ il bacio del buongiorno. E la giornata ha inizio, mentre ci vestiamo e siamo pronti a portare i bambini in giro alla ricerca di erbe aromatiche, attraverso le tracce lasciate dagli animali che vivono la natura come facciamo noi, come piace fare a noi. Come è assolutamente giusto che sia. Vederli correre, stando attenti a non calpestare i funghi, mostrar loro le coccinelle, andare alla ricerca dei quadrifogli in questo giorno assolato e caldo delle cose belle di cui siamo circondati.

    Non sto qui a raccontare in che condizioni siamo tornati a casa dopo un’intera giornata in giro! Ma anche in questo caso, tra i giochi, le prese in giro e i rumorosi gridolini di allegria, ci siamo fatti un bagno pieno di schiuma e di bolle sapone. E poi stanchi e distrutti, abbiamo messo i bimbi a dormire, non prima di aver raccontato loro la storia della gnometta e del suo migliore amico, un piccolo merlo. Ed ora eccomi di nuovo qui. Il suono quieto dei loro respiri da sonno sereno, mi danno tutta la gioia e tutta la forza di questo mondo. Mi sa che sto facendo la cosa giusta.

    Ora spengo la luce e mi addormento anche io felice.

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